Re Mida al Maradona

di Duccio Magnelli

Sembrava difficile, per la Viola, poter espugnare per la seconda volta nella stagione il Maradona, dopo la vittoria in Coppa Italia. Missione quasi impossibile, dicevano molti. Il Napoli è lanciato verso lo scudetto, non può permettersi di perdere punti per strada. Già. E alla Fiorentina manca anche Torreira, il faro della squadra. E Bonaventura. E Vlahovic. Già. Ma nessuno aveva fatto i conti con il nuovo Re Mida, al secolo Vincenzo Italiano, che trasforma in fenomeno qualsiasi giocatore di calcio gli venga proposto (solo con Kokorin non gli è riuscito, ma qui si entra nel campo dei miracoli). Sì, perché la vittoria di domenica a Napoli è certo merito di chi va in campo, ma è anche e soprattutto figlia della capacità di questo tecnico di essere riuscito a costruire un meccanismo di gioco quasi perfetto, in cui chiunque entra sa esattamente cosa fare (e come farlo). Amrabat non ha fatto rimpiangere Torreira, Ikonè è entrato e ha segnato, Cabral è sembrato il giocatore di Basilea, quello che molti pensavano fosse solo un’invenzione di You Tube. Con non moltissimi mezzi a disposizione il tecnico ex Spezia ha fatto di necessità virtù, riuscendo anche a ridare vita agonistica a giocatori che sembravano ormai spenti. Saponara e Castrovilli, per esempio, oppure anche lo stesso Biraghi. Ha perso Vlahovic ma si è rimboccato le maniche e ha cambiato modo di giocare, responsabilizzando chi era rimasto. Insomma, in qualsiasi modo finirà questa stagione, a Italiano non si può che fare un lungo e sentito applauso.

Ma, naturalmente, visto che in campo vanno i giocatori, c’è da dire che la Viola a Napoli ha giocato una gara di grande spessore tecnico e agonistico. La squadra di Spalletti è forte, altrimenti non sarebbe lì in classifica, ma non è certo perfetta. E se la squadra avversaria è brava capisce quali sono i punti deboli. I due centrali, per esempio, soffrono gli attaccanti rapidi. E per questo Nico Gonzalez ha provato spesso la percussione in mezzo, a far compagnia a Cabral (sul gol dell 1 a 0 l’argentino è in posizione di centravanti). Osimhen è bravo, ma un po’ leggero e, soprattutto nel primo tempo ha visto poco palla con Igor e Milenkovic. Insigne ha dato fastidio a Venuti ma ha sempre trovato qualcun altro a sbarrargli la strada. E così, almeno nel primo tempo, la Fiorentina ha avuto pochi problemi con la banda Spalletti. L’1 a 0 dell’intervallo è stata la fotografia esatta della gara.

Nella ripresa entra Mertens e trova il pareggio, su passaggio di Osimhen andato a cercare gloria sulla fascia. Ma anche Italiano ha nella panchina l’asso nella manica. Entra Ikonè e finalmente segna dopo le troppe reti sbagliate nelle partite precedenti. E poi è Cabral che semina un avversario sulla sinistra e infila Ospina con un tocco di gran classe. Nel finale segna Osimhen, in una delle poche distrazioni di Igor. Ma alla fine è il trionfo (esageriamo, sì) viola, che porta a casa una vittoria preziosissima anche in chiave Europa, anche se le avversarie hanno tutte vinto.

Le pagelle ci dicono che nessuno è sotto la sufficienza. Menzione d’onore per tutti. Se proprio dobbiamo fare un’ eccezione diciamo Cabral e Amrabat, ma solo perché erano quelli che più avevano seminato dubbi alla vigilia. Nel finale è entrato anche Kokorin, mentre Callejon ha sfiorato il gol dell’ex.

Questa vittoria porta anche una certezza. La Viola andrà a Torino nel ritorno di Coppa italia a giocarsela. Certo, paradossalmente la partita potrebbe essere più difficile perché Allegri spazi ne lascerà pochi. Ma di sicuro si parte quasi alla pari. Quasi, se non fosse stato per quel maledetto autogol di Venuti…

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